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IL CAFFE’ – L’incontro / Gianni Golfera (l’uomo con più memoria al mondo)

L’incontro / Gianni Golfera

 È stato definito il nuovo Pico della Mirandola, un vero e proprio culturista del ricordo. È considerato dalla comunità scientifica internazionale “l’uomo con più memoria al mondo”. Conosce 261 libri di filosofia a menadito. E sostiene che tutti siamo dotati di straordinarie facoltà mentali. Il segreto sta nell’imparare ad usarle… E lui c’è riuscito. Ha inventato un sistema per memorizzare, facile e a portata di tutti, rifacendosi a metodi antichissimi, semplificati e attualizzati.

Da Il Caffè, 16 aprile 2006                di Patrizia Guenzi

 

 

Un prete con il crocifisso in mano, un soldato sull’attenti e una ciliegia, un enorme uovo di Pasqua. Così rappresenterebbe la data odierna, domenica 16 Aprile, Gianni Golfera.

Famosissimo mnemonista, vero e proprio culturista del ricordo, la cui prima regola è proprio abbinare un’emozione a ciò che si vuole memorizzare.

Conosce, parola per parola 261 libri di filosofia ed è in grado di ripeterli anche al contrario, dall’ultima alla prima riga.

Gira il mondo tenendo conferenze, corsi, seminari e dimostrazioni delle sue eccezionali abilità.

Si, perché sostiene che la memoria si può educare, modellare, ampliare.

Nei teatri domanda il nome delle persone presenti e subito dopo li ripete, senza sbagliarne uno, come se li leggesse in un elenco.

Ripete, in successione, dopo averli letti una sola volta, fino a mille numeri di telefono estratti da un elenco.

I suoi record mnemonici non sono ancora stati classificati. Gli esperti si sono stancati prima che lui scivolasse in un non “non ricordo” o “non mi viene in mente”.

È considerato dalla Comunità Scientifica Internazionalel’uomo con più memoria al mondo”.

Ventinove anni, originario di Lugo, in provincia di Ravenna, sposato, un bambino di un anno e mezzo, con la passione del volo e delle auto sportive, è l’ideatore del Metodo Golfera (www.metodogolfera.com) per memorizzare ogni informazione in maniera rapida e stabile.

Tiene corsi presso Università, Aziende e Gruppi manageriali in Italia e all’Estero.

Per la sua prodigiosa memoria, da anni è costantemente contattato e intervistato dai più importanti media internazionali.

Il suo sito, www.metodogolfera.com, giornalmente è visitato da centinaia di internauti.

A chi lo immagina ricco sfondato (il costo master, 20 ore di lezione, costa 980 euro) risponde pronto: «Quando avevo 19 anni ho venduto ad una multinazionale i miei diritti». Roba da mangiarsi le unghie… «Ho un ottimo stipendio -aggiunge-. Non è stato facile avere sempre un numero sufficiente di partecipanti ai corsi. Nell’azienda lavorano una ventina di persone e dobbiamo incassare almeno 30 mila euro al mese per pagare tutte le spese”.

C’è chi lo paragona a Pico della Mirandola o a Giordano Bruno, due personaggi passati alla storia come “mostri” di memoria.

«È Bruno il mio “vero” maestro -ammette-. Ho cominciato a interessarmi all’Ars Memoriae dopo aver letto un suo libro che divenne la guida per le mie ricerche.

Negli studi successivi non ho fatto altro che aggiornare quegli insegnamenti con le mie personali scoperte. Ma ancora oggi tutto quello che so e che insegno ha i suoi fondamenti sulle teorie di Bruno».

Ma Golfera sostiene di avere avuto sempre una memoria normale. Sin da ragazzino, come quella di tanti suoi compagni. Però poi, rammenta nitidamente un aneddoto che risale nientemeno ai suoi otto mesi di vita. «Riguarda il mio primo viaggio in aereo -racconta-. Ricordo tutto di quel giorno: la scena del decollo, la direzione della pista, il colore dell’aereo». E aggiunge con un sorriso malizioso che mette in evidenza la sua piccola fossetta sul mento: «Da piccolo mi divertivo a mettere in imbarazzo gli adulti che raccontavano dei fatti senza ricordarli bene. Io intervenivo impietosamente, precisando i dettagli come se avessi una fotografia in mano».

Insomma, niente trucchi nel “sapere” di Gianni Golfera, piglio simpatico e intraprendente. Alto, snello ha modi molto diretti e risoluti. La sua è un’arte, non una tecnica, ripete in continuazione. «È la stessa arte che studiavano i greci e i romani -spiega-».

Pensando per immagini, infatti, si usano entrambi gli emisferi del cervello, quello sinistro razionale e quello destro emotivo. L’emisfero destro è tanto poco sfruttato che viene detto “dormiente”: io, invece, ho imparato a servirmene.

 L’informazione da conservare viene quindi immagazzinata nella cosiddetta “memoria a lungo termine”. Quella che Bruno chiamava “palazzo della memoria”, dalla quale si può ripescare senza ricorrere all’immagine che rimane solo a livello inconscio».

 

Già, ma per noi profani vuol dir tutto e vuol dir niente…

«Dobbiamo fare in modo di vedere ciò che vogliamo ricordare», aggiunge. E spiega: «Bisogna risvegliare l’emotività che possediamo per legare i ricordi a più aree celebrali. D’altro canto la vita di tutti i giorni ci insegna che quanto più grande è il coinvolgimento emotivo tanto più semplice sarà che il ricordo si stampi nella memoria a lungo termine».

Infatti, tutti noi ricordiamo perfettamente il primo bacio o cosa stavano facendo l’11 settembre 2001…. Eventi che hanno segnato profondamente il nostro animo.

«Il mio metodo -assicura Golfera- vi insegnerà ad estendere l’effetto “primo bacio” ad ogni ricordo o, meglio, a tutto ciò che desiderate memorizzare volontariamente».

E allora, professore, vediamo come. Ci insegni, ad esempio, a non dimenticare i nomi delle persone che incontriamo.

«La nostra memoria non ricorda i nomi, ma difficilmente dimentica i volti perché la memoria visiva è più forte -chiarisce Golfera-. Quindi, dobbiamo sfruttarla come si deve. Per evitare l’imbarazzante situazione di non riconoscere persone già incontrate è sufficiente soffermarsi mentalmente alcuni secondi, al momento delle presentazioni, sul nome della persona che vi sta stringendo la mano.

Associate il suo nome ad un’immagine».

 

Un’altra volta più semplice a dirsi che a farsi…

«C’è un trucco», aggiunge. Ah, un trucco, finalmente lo ammette il professore. Non illudetevi… «Dovete vedere, rendendo cinematografica la carta d’identità della persona appena conosciuta. Con un semplice metodo: esagerazione, movimento, associazione inusuale».

Sarebbe meglio un esempio. «Prendiamo il sottoscritto: Gianni Golfera. Per prima cosa, per rendere ricordabili i lineamenti della persona che avete di fronte, dovete esaltare e rendere caricaturabili i suoi tratti somatici. Poi lavorate di fantasia sul nome. E allora il vostro Gianni Golfera indosserà solamente un golf (esagerazione), mentre viene portato via in mongolfiera (movimento) legato a testa in giù (associazione inusuale).

Ma andrebbe bene anche immaginare il vostro amico Gianni (e se non conoscete alcun Gianni potete sempre affidarvi all’universo dei personaggi celebri, per esempio Gianni Morandi) seduto sulle mie spalle, con addosso solamente un golf».

Ma come la mettiamo quando si tratta di memorizzare cognomi astrusi? «Assoceremo il nome da memorizzare non ad un oggetto ordinario, ma alla pronuncia fonetica. Creeremo l’immagine sulla base di quel che c’ispira il suono della parola e non il significato tout court”.

 

E ora i concetti più semplici.

Ad esempio i numeri di telefono o le lettere. «Il trucco sta nell’ associare un’immagine che evochi nella forma la fisionomia del numero o della lettera stessa -dice-. Ad esempio, l’1 è un soldato sull’ attenti; il 2 un cigno; il 3 un gabbiano che vola disposto verticalmente; il 4 una sedia; il 5 un guanto; il 6 una ciliegia; il7 un uomo che si liscia i baffi; l’8 un pupazzo di neve; il9 un palloncino e lo 0 un salvagente.

E poi le lettere: la B una donna molto formosa; la G è un sciatore in discesa libera; la M il merlo di un castello; la Q un retino per catturare le farfalle tenuto da un bambino; la U una calamita; la X un paio di forbici…».

Si ma scusi… non è più complicato fare tutte queste associazioni piuttosto che memorizzare un numero? «Sembra -minimizza Golfera-. In realtà qualsiasi metodo che utilizzerete per appiccicarvi nella mente il dato in questione non terrà nel tempo.

Un attaccatutto a prova di strappo, invece, è tradurre la sfilza di cifre in immagini che interagiscono tra di loro. Quello descritto sopra è soltanto un esempio. Potrete elaborarne uno tutto vostro. La fantasia personale, infatti, gioca sempre il suo bel ruolo».

Giunti a questo punto, col cervello quasi in tilt e affaticati, ci assalgono seri dubbi sull’importanza di ricordare tutto, ma proprio tutto… «Ma scherziamo! – risponde con aria di rimprovero Golfera -. L’aumento di memoria incrementa la nostra sicurezza, spegne l’ansia, addomestica lo stress, soprattutto, amplifica la fiducia che gli altri ripongono in noi».

Legittimo però, ancora, qualche dubbio. «Chi di noi non ha un conoscente al quale ricorrere spesso e volentieri perché ben più ferrato mnemonicamente? È come sostenevano i socratici: “sapere è ricordare”. E poi non dimentichiamo che possiamo scegliere di ricordare soltanto ciò che è importante per noi”.

Insomma, chi pensava di poter affidare al proprio computer il compito di tenere a mente nozioni, ricordi, numeri, indirizzi deve ricredersi .

«Questo non è solo il tempo dei computer, ma anche quello della fretta, della frenesia, del voler fare mille cose ogni giorno -spiega-. L’arte della memoria permette di compiere tutto con minor fatica e minore sforzo. Io non ho bisogno dell’agenda per ricordarmi degli appuntamenti e neppure i numeri telefonici o gli indirizzi. Sotto l’aspetto umano e sociale, inoltre, è importantissimo ricordare i nomi delle persone incontrate di sfuggita tre o quattro anni prima».

 

Infine, con la testa che fuma, chiediamo al professore di riassumere il tutto in tre suggerimenti . “Pensare per immagini, usare l’informazione, prestare attenzione»,

conclude magnanimo.

Per imparare il Metodo Golfera inizia leggendo il manuale “Più Memoria.

Puoi riceverlo in dono visitando il sito www.metodogolfera.com/manuale

Se ti fa piacere lasciami un commento qui sotto, li leggo personalmente e rispondo personalmente.

 

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